... o forse no! La Rete è invasa da una nuova forma di stress-mania che vede in ogni APP, in ogni video o Chatbot, nello smartphone e Google Search strumenti potenti di ascolto e registrazione, grazie all’attivazione nascosta del microfono. Come se Internet fosse diventato un grande orecchio di Dioniso. Secondo Wandera quanto si va raccontando andrebbe in buona parte smitizzato, perché non esistono prove che applicazioni Mobile, dispositivi mobili e loro assistenti personali siano usati per ascoltare le nostre conversazioni giornaliere. Forse perché i costi per le aziende tecnologiche sarebbero proibitivi, ma soprattutto perché non ne hanno più alcun bisogno!

 

La Rete si è andata popolando di articoli e racconti vari finalizzati a raccontare una storia che cela le motivazioni di coloro che la stanno raccontando. La storia racconta di un uso/abuso diffuso di componenti hardware del dispositivo Mobile, ad esempio il microfono, per registrare le conversazioni degli utenti con l’obiettivo di verificare interesse, gusti, abitudini che potrebbero permettere una maggiore personalizzazione dei messaggi pubblicitari online. E se in realtà a favorire la profilazione fossero proprio le storie raccontate, forse create ad arte per fare incetta di MiPiace, condivisioni e lettori? La realtà raccontata sembra troppo ovvia e semplice per una trama che prevede una sceneggiatura più complessa e richiede una maggiore tecnoconsapevolezza

Oltre la narrazione corrente 

Il software si sta mangiando il mondo, lo sta avvolgendo in una ragnatela di connessioni, negozi online, transazioni, letture, conversazioni, relazioni e intelligenze artificiali. Lo sta facendo attraverso l’aumento costante dell’automazione, nelle aziende così come nelle vite private dei consumatori (cos’è Amazon Echo se non un sistema di automatizzazione dei processi casalinghi e domestici?) e con un’accelerazione che fa comprendere come nella ragnatela ormai ci siamo finiti anche noi, con i nostri numerosi profili online ma anche come persone, utenti, lettori, consumatori, cittadini ed elettori. 

Questa ragnatela è come se fosse un corpo pulsante e senziente, capace di conoscere ogni nostra azione, di percepire ogni nostro pensiero ed emozione e forse anche di prevedere quelle che potrebbero essere le nostre azioni e i nostri comportamenti futuri. Dentro questa ragnatela i giganti tecnologici non hanno più bisogno di attivare, attraverso i loro prodotti hardware e software, sistemi o strumenti di ascolto. Per la semplice ragione che in ascolto lo sono sempre. Dispongono già dei nostri profili e di una miriade di informazioni che li descrivono. Oggi inoltre possono trarre vantaggio da meccanismi e strumenti software potenti e sofisticati, nella forma di algoritmi e intelligenze artificiali che forniscono loro modi migliori di mettersi in ascolto, registrare quello che serve, alimentare/aggiornare i profili individuali di cui sono già in possesso per fare fatturato e profitti, permettendo agli inserzionisti di ottimizzare le loro campagne marketing e commerciali. 

Tutti dentro la ragnatela dell’acquario/matrix digitale

La ragnatela (lo spider web) che abbraccia il mondo è sempre più assimilabile al matrix dell’omonimo film. Una piattaforma-mondo capace, con i suoi sensori e sistemi di rilevazione della posizione, pixel per il tracciamento e cronologie di navigazione, di rilevare qualsiasi dato riferibile a ogni utente in modo da analizzarne i comportamenti e poter agire su di essi, condizionandoli. I dati sono sempre disponibili e per la loro raccolta non servono meccanismi o tecnologie nascoste all’interno di APP o smartphone. 

Pochi possessori di smartphone si meravigliano delle tante promozioni pubblicitarie che inondano il loro display. Molti, quasi tutti, pensano che ogni promozione sia in qualche modo coincidente e legata a qualche azione eseguita utilizzando il dispositivo, come se lo smartphone fosse un grande orecchio di Dioniso, capace di ascoltare e sentire tutto quello che viene detto o scritto. E se non fosse esattamente così? 

Il test verità di Wandera 

Sul tema, tanto dibattuto online e capace di creare anche tanta misinformazione, Wandera, una società leader nel mercato della sicurezza Mobile, ha recentemente pubblicato i risultati di un interessante test compiuto in casa. Test che evidenzia una verità, non da tutti condivisibile, che può dare spunto a una riflessione più ampia sul tema della privacy individuale, sia quella riferita alla persona, sia quella a individui impegnati professionalmente o lavorativamente all’interno di un’azienda o di un’organizzazione. 

La cura della privacy dell’utente, al centro della proposizione commerciale sulla sicurezza Mobile di Wandera, è all’origine del test condotto analizzando un iPhone di Apple e un Galaxy della Samsung che prevedeva anche l’attivazione di un gruppo di controllo. Il test ha comportato l’esecuzione, ripetuta per trenta minuti, di un video sugli animali domestici con l’obiettivo di verificare, analizzando il traffico con la soluzione Cloud Gateway di Wandera, eventuali variazioni nel consumo di batteria, nell’attivazione di applicazioni in background e nel consumo di dati. Ma soprattutto di verificare se, al termine della fase di test, sui display dei due smartphone usati fossero apparse pubblicità su alimenti per gli animali. 

Il test è stato condotto in modo che: entrambe le piattaforme di sistema operativo, iOS e Android, avessero attivi tutti i permessi di accesso ad applicazioni come Facebook, Instagram, Chrome, SnapChat, YouTube, e Amazon; che tutte le app sui dispositivi fossero chiuse, così come impediti tutti gli aggiornamenti; che il dispositivo fosse bloccato in modo da poter eseguire per trenta minuti il video predisposto per il test. Al termine del test sono stati analizzati i consumi e visionate le applicazioni sopra menzionate alla ricerca di promozioni o pubblicità relative agli alimenti per animali domestici.   

Quali risultati?

I risultati del test non hanno evidenziato attività nascoste o specifiche finalizzate a raccogliere dati e ascoltare conversazioni attraverso l’attivazione del microfono. Il consumo di batteria ha evidenziato variazioni minime rispetto a un gruppo di controllo composto da smartphone sui quali non è stato eseguito il video. Come se gli assistenti personali dei dispositivi usati per il test non avessero svolto attività particolari per inviare dati al Cloud. Al termine del test non sono state visualizzate promozioni pubblicitarie, promozioni o altre legate ai contenuti del video. 

La realtà emergente dal test di Wandera conferma una verità della quale è meglio avere tutti (tecno)consapevolezza. Gli inserzionisti e le piattaforme tecnologiche da essi usate non hanno più bisogno di ascoltare le nostre conversazioni digitali e/o online. Gli strumenti di cui già dispongono per profilare ogni utente sono intelligenti e potenti, perché in grado di localizzare geograficamente e spazialmente ogni utente, di seguirne i movimenti e le attività, di rilavare l’IP del dispositivo usato, di tracciare i comportamenti, le abitudini e gli stili di vita dell’utente, di analizzare i pixel delle immagini che scorrono sul display dello smartphone e di prestare attenzione a ogni minima variazione nei profili digitali online. 

Grazie agli algoritmi delle loro piattaforme, Google, Facebook, Amazon, Microsoft, ecc. conoscono così tanto di ogni utente da non avere più alcun bisogno di attivare nuovi strumenti di ascolto. In particolare, strumenti che possano essere analizzati e svelare eventuali sistemi o meccanismi di ascolto messi in azione. 

Sfatare i miti ma continuare a prestare attenzione 

Il test condotto da Wandera può essere utile a sfatare alcuni miti che caratterizzano le narrazioni online ma è stato condotto anche per veicolare un altro tipo di messaggio, forse più importante e sul quale sarebbe bene alimentare nuove e numerose narrazioni. Il messaggio è portatore di un allarme e di una chiamata alla maggiore attenzione: il fatto che piattaforme, APP, smartphone non facciano uso dei microfoni del dispositivo per spiare l’utente non significa che altri non lo possano fare. 

I casi di cyber-attacchi, condotti attraverso l’appropriazione indebita (hackeraggio) e il controllo della fotocamera e/o del microfono del dispositivo, sono numerosi (tra gli ultimi va citato Pegaso, che ha tratto vantaggio ed evidenziato una the Vulnerabilità WhatsApp permettendo l’installazione di software di spionaggio alla semplice attivazione di una chiamata. L’anno scorso Wandera ha scoperto il malware RedDrop  capace di installare software spyware in decine di APP e capaci di raccogliere dati sensibili, contenuti in audio, video, contatti, file e molto altro. 

Alcune utili raccomandazioni 

L’utile informazione che Wandera ha generato attraverso il suo test può servire a sfatare uno dei tanti miti che circolano in Rete ma anche a prestare attenzione a quelle che secondo Wandera sono alcune buone pratiche da rispettare, con l’obiettivo di salvaguardare la privacy individuale e proteggersi da malintenzionati e cybercriminali vari:

  • Scaricare le APP solo da store ufficiali
  • Mantenere sempre aggiornato il sistema operativo del dispositivo
  • Verificare i permessi concessi ad ogni APP limitando il loro accesso a dati sensibili
  • Utilizzare ogni qualvolta sia possibile una navigazione in incognito o privata
  • Adattare e configurare il browser usato in modo da proteggere meglio la privacy individuale
  • Utilizzare solo connessioni VPN affidabili e protette
  • In azienda e nelle organizzazioni implementare soluzioni per la sicurezza Mobile a livello aziendale.