Tratto dall'articolo originale de LaStampa.it

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L’uso degli smartphone e tablet personali anche sul lavoro si diffonde con fatica in Europa e Italia. «Pregiudizi», ci racconta un manager del settore.

Byod, vale a dire “bring your own device”: porta il tuo dispositivo. Dove? Sul lavoro, naturalmente. L’uso anche professionale di smartphone e tablet personali è l’ultima moda aziendale, la sintesi della rivoluzione digitale che sta trasformando il rapporto con la tecnologia da di singoli e società. La parola moda, però, non piace a Patrizio Corniello, Enterprise Solution Director di Econocom , che da decenni aiuta le imprese ad abbracciare l’innovazione… [continua]

Il fenomeno byod è più di una moda: è un’opportunità sia da un punto di vista economico sia organizzativo, per migliorare le proprie piattaforme”. Ci spiega il manager: “In passato il pc che si trovava in ufficio era l’avanguardia, ma oggi accade spesso il contrario, e gli asset informatici soffrono quasi sempre di obsolescenza”. Recenti dati diffusi da Gartner sembrano supportare la nuova tendenza. Sulla base di una indagine condotta a livello globale sui Responsabili IT, entro il 2017 il 38% delle imprese potrebbe scegliere di interrompere la fornitura di dispositivi aziendali ai dipendenti introducendo programmi Byod.

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Le aziende resistono all’idea di portarsi in casa telefoni e tablet su cui un impiegato può potenzialmente scaricare qualunque cosa, anche malware. Un rischio su cui il commentatore americano Mark Gibbs , della testata specializzata Network World, ha ironizzato proponendo, dopo l’acronimo Byod, altre varianti quali Byos (Bring your own software, porta il tuo software) e soprattutto Byom (bring your own malware, porta il tuo virus).

Secondo Corniello, non c’è differenza tra l’uso di pc portatili rispetto a smartphone e iPad. “I rischi legati al furto, per esempio, possono essere scongiurati con adeguate policy di sicurezza”. Si tratterebbe, dunque, di una foglia di fico, sotto cui cova il vero nodo, sintetizzato dal manager con la formula “paura di innovare”. Paura che ha una mappa disomogenea nel mondo: negli Usa le probabilità che un’azienda assuma una strategia BYOD sono doppie rispetto all’Europa, assoluto fanalino di coda in questo campo.

“La possibilità di lavorare con un tablet in Italia è trattata come uno status symbol, - svela Corniello - se sei un dirigente hai buone probabilità di averne diritto, indipendentemente dalle funzioni e dalle reali necessità”.

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Quali sono, quindi, le soluzioni affinché le aziende possano abbracciare il BYOD in maniera sostenibile? Leggi l'articolo completo su LaStampa.it