Siamo forse prossimi a una nuova rivoluzione industriale. Il 5G non è ancora una realtà diffusa ma tutti ne parlano e ne scrivono. I più in modo enfatico e celebrativo delle sue potenzialità, alcuni in modo critico per evidenziarne effetti indesiderati, rischi ed effetti collaterali. In particolare, in due ambiti diversi ma collegati: cybercriminalità e sorveglianza. Due ambiti che meritano l’attenzione di tutti, compresi coloro che si occupano di sicurezza informatica.

Altro che sardine

Mentre la Rete italiana si sta riempiendo di sardine colorate, un fenomeno sociale e politico ma anche molto tecnologico per l’uso dei social network che viene fatto, molti si interrogano su come cambierà il futuro con l’arrivo delle nuove tecnologie wireless 5G (l’impiego in Italia è iniziato nel corso del 2019), destinate a cambiare in modo radicale il modo di essere connessi, di comunicare e fare business online.

Le nuove reti faranno aumentare il rischio (in merito si è espressa anche la Commissione Europea che ha sottolineato l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza 5G attuali) e la complessità nell’implementare adeguate misure di protezione e sicurezza nell’erogazione dei servizi di telefonia, applicativi, di connessione e di accesso ai dati.

Le reti 5G sono destinate a far aumentare il rischio di furti di dati e la cybercriminalità anche secondo molti esperti di sicurezza. Le loro previsioni e narrazioni non sono fatte per spaventare le persone ma per suggerire una maggiore conoscenza e consapevolezza su quanto potrebbe accadere.

Un futuro colorato in 5G

Il ruolo che il 5G può giocare nel determinare il futuro è evidenziato dall’attenzione che gli esperti di cybersicurezza nazionali stanno prestando a Huawei (attualmente leader tecnologico del mercato 5G), accusata di essere uno strumento politico dei servizi di intelligenza cinesi, ma anche dalla tentazione dell’amministrazione Trump di nazionalizzare la rete 5G americana.

Quello che emerge dalle preoccupazioni degli esperti non è collegato all’uso che verrà fatto delle nuove tecnologie ma alle tecnologie in sé stesse, alla loro fisica e alle loro caratteristiche tecnologiche, fatte di elevata velocità di trasmissione e zero latenza. In generale in informatica la latenza indica l’intervallo di tempo che intercorre tra l’invio di un input o segnale e il momento in cui è disponibile il suo output. Con il 5G la latenza è riferita al tempo che serve per far comunicare due dispositivi tra loro su una rete wireless. Un tempo misurabile in un millesecondo (la latenza è praticamente scomparsa), rispetto ai 100 millesecondi del 3G e ai 30 del 4G (un film di due ore potrà essere scaricato di uno smartphone in quattro secondi).  Un tempo reale, istantaneo, fatto di presente continuo che cambia il mondo connesso nel quale già viviamo creando infinite possibilità così come nuove sfide da affrontare.

La rivoluzione prossima ventura

Sempre connessi, i dispositivi che comunicheranno tra di loro in una realtà praticamente senza latenza, non saranno solo smartphone e server applicativi ma Internet delle cose e una miriade di oggetti più o meno intelligenti, tutti tra loro connessi e in grado di comunicare. Una vera rivoluzione, se si pensa a cosa si potrà fare in ambito medico (interventi chirurgici robotizzati a distanza), militare (nuove armi di distruzione e attacco), civile (mobilità stradale con veicoli senza autista e Smart Cities), manifatturiera (dalla produzione alla logistica) e dei servizi (reti per la distribuzione elettrica, trasporti, ecc.).

Una realtà iper-connessa come quella che il 5G renderà possibile, si prepara a regalare a tutti benefici e vantaggi, compresi ai cybercriminali e agli hacker cattivi. Nulla di nuovo rispetto allo stato attuale della tecnologia e all’abilità dei cybercriminali di prendere il controllo di server e reti aziendali (ransomware), di sabotare applicazioni e comunicazioni, di rubare identità e credenziali individuali, di procurare danni economici e finanziari a utenti inesperti e poco tecnoconsapevoli. La novità sta nel numero crescente di oggetti tecnologici interconnessi che andranno a definire una realtà tecnologica mai sperimentata prima e alla quale non siamo probabilmente preparati. Oggetti come aeroplani, automobili senza autista, frigoriferi, termostati, armi, robot e innumerevoli altri, che offriranno ai cybercriminali un infinito numero di nuove possibilità di attacco.

Percezioni, sensazioni e timori

La percezione delle sfide e dei rischi del 5G sta rallentando l’introduzione del 5G su larga scala, suggerendo sperimentazioni e test limitati per individuare eventuali vulnerabilità e pericoli. Suggerisce anche il possibile intervento statale per rendere più sicura la Rete prima che possa essere usata commercialmente e la collaborazione tra provider telefonici diversi in modo da costruire reti nazionali più sicure e protette in grado di garantirne indipendenza e neutralità.  

Due approcci difficili da perseguire nella fase attuale di capitalismo globalizzato dominato da aziende multinazionali monopolistiche e caratterizzato da sovranismi e protezionismi vari, determinati dalla lotta per la conquista del primato mondiale (vedi battaglia dei dazi tra Cina e USA di cui la guerra sul 5G in atto è una delle espressioni più significative).

Non è un caso che il tentativo americano di creare una coalizione globale contro Huawei si sia al momento rivelata un fiasco, anche per i prezzi più bassi delle tecnologie Huawei e per la loro superiorità tecnologica. C’è poi il problema delle sorti future di Internet che, se fosse usato per realizzare reti controllate nazionalmente (Cina e Russia sono già impegnate da tempo nel farlo), darebbe origine a una Internet federalizzata, ben diversa dalla Internet libera dei tempi andati ma anche da quella attuale che continuiamo, forse erroneamente, a percepire come libera.

Sicurezza e infrastrutture 5G

Il problema della sicurezza, legato alle vulnerabilità potenziali delle nuove tecnologie, va di pari passo con quello della sorveglianza diffusa che, qualora fosse gestita da potenze straniere o dagli stati, potrebbe porre molti interrogativi sulla democrazia e sulle libertà individuali.

Gli interrogativi andrebbero a sommarsi a quelli sull’infrastruttura fisica (antenne, cell relays, sensori, ecc.) necessaria al trasporto dei segnali 5G e delle colossali quantità di dati che li caratterizzeranno. Il 5G avrà bisogno di una banda di trasmissione a frequenza elevata, non disponibile fino a poco tempo fa, ora resa possibili dall’innovazione tecnologica delle antenne, ma ancora insufficiente per garantire la mole di traffico che caratterizzerà le reti 5G.

Il problema nasce dalle onde radio che, in questa tipologia di banda, sono denominate MMW o Millimiter Waves. Rispetto a quelle a bassa frequenza, queste onde subiscono l’impatto atmosferico (umidità, pioggia), dei gas atmosferici che le assorbono, e della presenza di oggetti fisici come muri, alberi, corpi umani, ecc., rendendo complicata la loro diffusione sulle lunghe distanze. Per porre rimedio a queste limitazioni le Rete 5G avranno bisogno di una miriade di nuove antenne, disposte in ogni edificio, luogo o isolato urbano. Una necessità destinata a richiedere investimenti elevate così come a sollevare numerosi interrogativi e preoccupazioni. Ad esempio sulla sicurezza e sul benessere delle persone esposte e attraversate dalle onde radio 5G. Non è un caso che già due anni fa quasi trecento scienziati di 36 paesi diversi abbiano richiesto una moratoria per ritardare l’implementazione del 5G fino a verifiche più approfondite sull’assenza di rischi per la salute dei cittadini.

Gli effetti di lungo termine di una rete di comunicazione in tempo reale sono al momento non immaginabili. Una latenza misurabile in millesecondi rende possibile l’implementazione reale di smart cities e altre tecnologie/Reti di oggetti intelligenti, oggi impossibili attraverso il 4G. Si può attendere di vedere l’effetto che fa o cercare di comprendere meglio la rivoluzione in atto.

La velocità e la latenza delle Reti 5G pongono nuove sfide cha nascono dalla possibile impreparazione così come dalla maggior rapidità degli attacchi cybercriminali. Sfide e attacchi non potranno essere facilmente affrontati con i modelli e le soluzioni per la sicurezza correnti, spesso costruiti sulla capacità umana di prevedere il rischio e rispondere in tempo all’attacco.

Saranno necessari nuovi modelli, nuovi approcci e nuove soluzioni di intelligenza artificiale con relativi algoritmi intelligenti, capaci di apprendere e distinguere tra comportamenti normali e sospetti, ma soprattutto di reagire quasi in tempo reale. La mole di investimenti che sta rendendo possibile l’implementazione della infrastruttura 5G toglie ogni dubbio sul suo successo futuro e sulla sua capacità di trasformare il mondo intero. La trasformazione come ogni cambiamento non è necessariamente positive. Darle una direzione diversa dipenderà dalla capacità di comprenderne le caratteristiche così come dalla velocità, segnata dall’urgenza, con la quale si implementeranno le reti del futuro e soprattutto le soluzioni/tecnologie per la loro sicurezza.

 

Sorveglianza e controllo

Una infrastruttura così diffusa e pervasiva diventerà anche strumento potente di sorveglianza e controllo. La tecnologia 5G permetterà di geo-localizzare chiunque, di monitorare i suoi movimenti e spostamenti, di registrane i comportamenti e le attività. Non è un caso che già oggi le aziende di telecomunicazione stiano vendendo dati geolocalizzati 5G ad aziende marketing. E’ risaputo che gli stessi dati siano già utilizzati per motivi politici e di polizia, ad esempio per tenere sotto controllo e sorvegliare potenziali proteste di piazza e movimenti di opposizione.

Questi dati uniti alla miriade di videocamere nelle strade, a sistemi di riconoscimento facciale e alle nuove generazioni di intelligenze artificiali renderanno l’anonimato una pura utopia, un reperto archeologico del passato. E per comprendere quanto questa realtà sia già oggi reale è sufficiente informarsi su quanto sta succedendo in Cina, sia a livello sociale (controllo della popolazione), sia politico (controllo delle minoranze mussulmane degli Uighuri) e militare. E la Cina potrebbe essere solo la prima a fare un uso politico delle nuove tecnologie.

Un uso che potrebbe portare a futuri prossimi venturi caratterizzati da regimi totalitari, distopie realizzate, società non democratiche e controllate in modo da impedirne la libera dinamica interna che solitamente favorisce il cambiamento, l’innovazione e la maggiore libertà. Il tutto semplicemente grazie alla crescente mole di dati che ogni cittadino produce, solo per usare dispositivi tecnologici (smartphone, tablet e computer) o essere in presenza di essi (reti degli oggetti, videocamere, sensori, ecc.). Un cittadino che, per essere tale, anche online, dovrebbe essere maggiormente consapevole dei rischi a cui è esposto e che dovrebbe impegnarsi di più nell’acquisire maggiore conoscenze sul 5G e le sue tecnologie rivoluzionarie, ma soprattutto a quale mondo esse daranno forma e realtà.

La Caverna di Platone e quella 5G

A meno che, come l’uomo della caverna di Platone, il cittadino futuro non si sia rassegnato a convivere con le realtà, le verità e le narrazioni create da altri. Studiare e conoscere le nuove tecnologie può essere l’unico modo per costruire percorsi di difesa e di salvezza.

Nella caverna di Platone questo prevedeva la liberazione dalle catene, la capacità di volgere la testa verso gli oggetti reali al suo esterno e la decisione di uscirne.

Nella caverna 5G prossima ventura la fuga potrebbe essere impossibile ma la maggiore conoscenza potrebbe permettere di ritagliarsi spazi autonomi di libertà e un approccio più consapevole, critico e cinico alla tecnologia.