Si parla da tempo della capacità di accelerazione della tecnologia. Il coronavirus, e la pandemia che ne è derivata, ha fatto da propulsore ulteriore verso le tante trasformazioni digitali che le nuove tecnologie hanno da tempo attivato. Lo hanno fatto in primo luogo agendo a livello culturale evidenziando le molteplici possibilità offerte dalla tecnologia. Possibilità sperimentate in pratiche e comportamenti che, durante il confinamento, hanno permesso a tante persone di misurarne la validità e produttività, la convenienza e utilità, la facilità d’uso e l’applicabilità delle tecnologie digitali ad ambiti di vita tra i più diversi. Queste possibilità hanno coinvolto anche aziende e organizzazioni, ben al di là delle pratiche dello smartworking. 

Il ruolo della tecnologia digitale al tempo del coronavirus è stato evidenziato da nuove pratiche e da nuovi comportamenti che hanno coinvolto moltitudini di consumatori, dipendenti e singoli individui. Si sono diffuse pratiche di telemedicina, si è fatto meno ricorso al contante e maggiore ai pagamenti digitali, si sono accelerati processi di trasformazione digitale nelle organizzazioni pubbliche così come in quelle private (smartworking, eventi digitali, didattica a distanza, filiere distributive, ecc.). 

Pandemia, comportamenti individuali e collettivi

La pandemia ha modificato molti comportamenti individuali che sono destinati a diventare pratiche diffuse nel tempo, anche a pandemia finita. Ha cambiato anche molti approcci aziendali verso le nuove tecnologie digitali, in particolare accelerando tutti i processi finalizzati alla trasformazione digitale. 

Il coronavirus con le sue urgenze ed emergenze ha eliminato ogni forma di resistenza rafforzando motivazioni, strategie e scelte aziendali verso approcci, anche culturali e organizzativi, innovativi nell’applicazione della tecnologia nel sostenere modelli di business, filiere produttive, organizzazione e sistemi informativi aziendali, in particolare in termini di sicurezza e in ottica di resilienza. 

Le aziende che hanno compreso il senso della trasformazione digitale sanno che essa non è relegabile all’adozione di nuove tecnologie e a una gestione IT. La trasformazione digitale è un processo che richiede una gestione attenta e intelligente perché coinvolge aspetti tecnologici, organizzativi, culturali, sociali con impatti rilevanti sull’organizzazione nella sua interezza e complessità. La pandemia ha evidenziato il ruolo di una gestione della trasformazione tecnologica nell’ottica di una resilienza digitale, emersa come elemento critico per il presente e per un futuro, nel quale nuove pandemie non sono da scartare. 

La scoperta della resilienza

Grazie al Covid-19 in tanti hanno scoperto il termine resilienza e i suoi significati. Per le aziende la scoperta ha significato riflettere sui modelli di business, sulla relazione con i clienti (customer relationship), sulla struttura dei costi, sul coinvolgimento degli stakeholder, sui cambiamenti organizzativi necessari (change management), sulle strategie, in ottica competitiva e cooperativa, e sulla gestione operativa. 

La necessità della trasformazione digitale, messa in luce dal coronavirus, non nasce solo da esigenze interne alle aziende, siano esse piccole, medie o grandi, ma dalla nuova situazione di mercato. La globalità (universalità) della crisi, il bisogno di cash delle aziende e la perdita di profitti vanno di pari passo con il crollo degli acquisti (-30% in Italia quelli al consumo, secondo i calcoli di Confcommercio). La domanda che domina sovrana è quanto dureranno gli effetti della pandemia e come farvi fronte, in termini finanziari, operativi, competitivi e il mercato (come sono cambiati e quanto cambieranno in futuro i comportamenti dei consumatori/clienti). 

Una trasformazione digitale resiliente

L’incertezza e la gravità della crisi suggeriscono quanto sia importante accelerare i processi di trasformazione digitale, non più in ottica semplicemente tecnologica ma organica, olistica. In particolare ragionando in termini resilienza digitale all’interno di ecosistemi mutati dalle emergenze create dalla pandemia. Il processo di accelerazione o revisione deve interessare tutti gli aspetti strategici aziendali: partner strategici (fornitori, provider di tecnologia, associazioni industriali, ecc.); attività principali (management, marketing. Vendite, contabilità, ecc.); proposizione marketing e commerciale (listino, servizi, delivery e filiere logistiche, customer support e customer satisfaction, pagamenti digitali, ecc.); relazione con il cliente (ordinativi e delivery, interazioni digitali online, social media, ecc.); canali comunicazionali (siti web, email marketing, social media, video, webinar, ecc.); risorse chiave (persone, dati di vendita, responsabilità e ruoli aziendali, processi decisionali, automazione dei processi e delle procedure, efficienza dei processi, analytics, ecc.); struttura dei costi (marketing, promozionali, tecnologici, ecc.); struttura e composizione del fatturato (vendite di prodotti e servizi, strumenti per favorirli, promuoverli, gestirli, ecc.). 

Le aziende, almeno quelle sopravvissute all’emergenza pandemica, che sapranno gestire la trasformazione digitale con un approccio globale, fondato sulla resilienza e attento alla sicurezza informatica (asset informativi, dati del cliente e sua privacy, ecc.) saranno le aziende più preparate in futuro ad affrontare le nuove situazioni di crisi che arriveranno.

E arriveranno!