La pandemia è quella del coronavirus che dopo essersi globalizzata è ora in una nuova fase di recrudescenza. Il rischio è quello della sicurezza digitale, aumentato per l’abilità dei cybercriminali nell’approfittare delle vulnerabilità determinate dalla pandemia.

Tra le numerose crisi che l’epidemia da coronavirus ha generato nel mondo delle imprese quelle determinate dalle frodi cybercriminali sono state tra le più diffuse, pericolose e insidiose.

La pandemia durante il confinamento ha fatto crollare i furti in appartamento e di auto, le rapine e i borseggi, lo spaccio e le estorsioni. Non ha debellato la criminalità sia quella che ha cercato di trarre vantaggio della crisi sanitaria per lucrare sulla produzione di mascherine e respiratori, sia quella nazionale e internazionale che hanno approfittato della crisi per investire denaro proveniente da attività illecite come il traffico di armi e di droga.

Non è diminuita, anzi è di molto aumentata (tra il +200% e il +400%), la criminalità online, rivolta  a singoli individui ma in prevalenza ad aziende e organizzazioni, con l’intento di trarre vantaggio da nuove vulnerabilità determinate dalla pandemia, come il ricorso massiccio a forme di tele-lavoro e smartworking. In pratica ogni cittadino, ogni azienda o organizzazione è diventato un potenziale target e una vittima designata. Nessuna immunità e nessuna APP Immuni per difendersi a virus e contagi in circolazione da molto più tempo del Covid-19 ma diventati più virulenti e pericolosi proprio nella fase del confinamento. Una fase nella quale molte organizzazioni hanno dovuto concentrare attenzione, risorse e priorità sulla produttività e sulla possibilità di lavorare connessi da remoto, mettendo in secondo piano la sicurezza. Per molti una dimenticanza dettata da altre urgenze, per altri una necessità, per altri ancora un grave errore di valutazione, pagato caro con furti di dati, informazioni e di identità, perdite finanziarie, di immagine e reputazione.

L’approdo allo smartworking forzato, nelle sue varie declinazioni più o meno smart, ha messo sotto stress i dipartimenti IT, sia per la scarsa esperienza nel proteggere ambienti di lavoro remotizzati, sia per la sofisticatezza e novità di molti attacchi cybercriminali che hanno saputo trarre immediato vantaggio delle vulnerabilità informatiche, individuali e psicologiche determinate dalla sommatoria di pandemia e lavoro da casa.  Tra le vulnerabilità più sfruttate la necessità di attivare strutture adeguate di supporto attraverso call center e l’accresciuto bisogno degli utenti di interagire con essi per avere risposte a problemi, dubbi e incertezze irrisolti. Non a caso i call centre sono diventati nel periodo del confinamento strumento potente di truffe online legate a transazioni non volute o mal indirizzate.

La crisi della pandemia 2020 ha probabilmente cambiato per sempre il panorama economico, delle imprese e di molte organizzazioni, private e pubbliche. Il futuro è diventato più incerto e ancor meno prevedibile. Per sopravvivere salvaguardando fatturato, profitti e leadership di mercato, aziende di tutte le dimensioni devono oggi saper affrontare nuove sfide ed essere in grado di coglierne le opportunità emergenti. Sfide e opportunità devono essere contestualizzate in un ambito di maggiori vulnerabilità per la sicurezza degli asset informativi aziendali e l’aumento di frodi finanziarie. Non esistendo rimedi risolutivi l’unica possibilità è intervenire in ottica preventiva adottando strategie per la sicurezza capaci di adattarsi alle nuove crisi in formazione, strumenti e soluzioni tecnologiche innovative (ad esempio biometriche e/o comportamentali) e investendo in innovazione, trasformazione digitale e partnership. Ad esempio con società come Clever Mobile Distribution, da tempo impegnata nel fornire cultura e soluzioni sulla sicurezza aziendale. Soluzioni di partner leader di mercato come BlackBerry, Lookout, Zandera e altri.