Opportunità ma anche rischi e nuove sfide! La trasformazione digitale in azienda per alcuni è causa potenziale di vulnerabilità alla sicurezza dei dati. Tutto colpa di ciò che caratterizza in positivo la trasformazione digitale: maggiori interazioni e condivisione dati, collaborazione e coinvolgimento maggiore di tutti gli stakeholder.

Tutte le aziende stanno implementando progetti di trasformazione digitale, molte lo stanno facendo in velocità convinte della loro urgenza e necessità, non tutte hanno compreso i rischi nascosti in termini di sicurezza e vulnerabilità. Il problema nasce dalla velocità di accelerazione della tecnologia e dalla difficoltà delle aziende a proteggersi per difendersi dalla nuova cybercriminalità, sempre più aggiornata, agguerrita e acculturata sulle nuove tecnologie e le loro crescenti potenzialità.

Trasformazioni digitali e nuove sfide

Numerosi sono gli studi disponibili anche online che raccontano quali siano le aree di vulnerabilità di molti progetti di trasformazione digitale in azienda. Tutte legate a come vengono trattati i dati, spesso neppure criptati, a come vengono gestiti e condivisi sui canali digitali. Il problema non è secondario ma strettamente connesso alle strategie di trasformazione digitale adottate, alla loro implementazione, consistenza e robustezza.

Le strategie devono sempre fare i conti con l’evoluzione tecnologica continua, capace di rendere obsoleti strumenti, piattaforme e soluzioni, obbligando alla definizione più attenta delle policy di utilizzo e di ingaggio, a definire con maggiore attenzione le priorità e il ciclo di vita delle soluzioni tecnologiche adottate, a praticare la persistenza nelle attività di aggiornamento e formazione. Tutte iniziative utili al conseguimento degli obiettivi e necessarie per la prevenzione nel tempo, ma che non sembrano trovare adeguato supporto in molti IT manager e figure apicali delle aziende.

Con l’obiettivo di innovare, la trasformazione digitale introduce in azienda nuovi modelli di business, nuove applicazioni e nuovi strumenti. Più essi sono, più aumentano i punti di contatto e di accesso con potenziali cybercriminali o professionisti del crimine digitale. Ne derivano nuove sfide e soprattutto la necessità di focalizzare bisogni e soluzioni sul tema della sicurezza digitale.

Per poterlo fare bisogna diventare consapevoli delle nuove sfide da affrontare: l’aumentata ampiezza del fronte (soluzioni, rete, rischi, vulnerabilità, ecc.) su cui ci si deve confrontare con i potenziali criminali digitali; la maggiore facilità che i cybercriminali hanno di aumentare i danni per la quantità, qualità, criticità e tipologia dei dati messi a disposizione; la maggiore esposizione in reti e canali digitali non più racchiusi nel perimetro aziendale (on-site) ma globali, nel cloud e connessi con altre reti e canali esterni alle aziende, non sempre sotto controllo o gestibili in ottica di sicurezza aziendale; cambiamenti continui determinati dall’evoluzione costante delle nuove tecnologie che impongono adattamenti urgenti non sempre possibili in termini di tempestività e profondità; costante aumento della sofisticatezza degli attacchi, delle loro strategie e capacità di sfruttare vulnerabilità tecnologiche e nuove tecnologie, ad esempio quelle di intelligenza artificiale.

Ciò che sfugge a molti decision maker aziendali  è quanto la sicurezza sia diventata la priorità numero uno di ogni progetto o iniziativa di trasformazione digitale o azienda 4.0. Senza questa (tecno)consapevolezza non si coglie la fragilità del nostro rapporto con la tecnologia e l’urgenza di una nuova cultura tecnologica e digitale, che permetta di individuare per tempo gli effetti perversi e nascosti di ogni nuova tecnologia.

Cultura e consapevolezza servono per individuare, implementare e facilitare le buone pratiche necessarie a guidare la trasformazione aziendale verso il traguardo e le destinazioni strategicamente predefinite. La cultura della sicurezza deve essere parte integrante di tutte le fasi implementative di ogni progetto di trasformazione digitale che miri a cambiare processi, organizzazione, comunicazione e percezione del mercato dell’azienda, della sua marca e dei suoi marchi.

La sicurezza è sempre la priorità numero uno

La priorità assegnata alla sicurezza deve essere maggiore di quella associata alle tecnologie, alle piattaforme e alle applicazioni da utilizzare. Ognuna di esse deve avere integrata la componente sicurezza, deve essere pensata in modo da poterla costantemente aggiornare e adattare alle nuove sfide ed esigenze future.

La trasformazione digitale dell’azienda è diventata una priorità ma non può essere realizzata a scapito della sicurezza o mettendo a rischio dati aziendali competitivi e sensibili. Se sussistono dubbi o si percepiscono potenziali vulnerabilità meglio temporeggiare, affidarsi a degli esperti e rinviare la trasformazione digitale a data da destinarsi. La trasformazione digitale sta cambiando modelli di business e il modo di operare delle aziende ma non deve diventare il cavallo di Troia di potenziali attacchi esterni.

Più che dotarsi delle armi necessarie a sconfiggere gli Ulisse che potrebbero sciamare fuori dal cavallo, serve dotarsi di strumenti cognitivi, di nuova sensibilità e di cultura. Tutte doti capaci di armare le pratiche difensive con interventi di prevenzione, proattivi, integrati e adattativi.

E se ciò comportasse il riallineamento della strategia, la cultura della sicurezza maturata permetterà di farlo in tempi rapidi, in modo conveniente ed efficace.