Il coronavirus ci ha resi smart. Così racconta la diffusione dello smartworking, anche in Italia. E se non bastasse? Più che smart meglio essere clever e consapevoli, sia a casa sia in mobilità. Smart è sinonimo di intelligenza e abilità nel farne uso. Clever descrive una persona sveglia che sa come affrontare situazioni difficili e imprevedibili in modi non ordinari. Per questo è più (tecno)consapevole, attrezzato nel prevenire eventi inaspettati che richiedono elaborazione rapida e innovativa di pensiero critico. Un’abilità da considerare sia nel restare a casa al tempo del coronavirus, sia a quello che seguirà, fatto di maggiore smartworking e lavoro agile, di nuove sfide, personali, lavorative e professionali.

Smartworking al tempo del coronavirus

Prima e dopo sono due categorie che servono a descrivere il tempo come entità sociale fatta di ritmi collettivi di individui che interagiscono tra di loro e con il mondo. Oggi sono due categorie usate per marcare il passaggio di fase del contagio al tempo del coronavirus. Utili anche per raccontare il cambiamento emergente tra modi di lavorare diversi, in ufficio senza esserci, sulla distanza in presenza, in mobilità senza muoversi. 

Essere smart o clever è un attributo misurabile in ogni fase del tempo e del contagio. Molti peraltro credono di essere smart da sempre e per la maggior parte del loro tempo lavorativo. Smart nel senso di saper portare a termine progetti di lavoro pur continuando a prestare attenzione alle persone che stanno loro intorno. Alcuni pensano anche di essere clever (intelligenti), acuti (sharp) e illuminati (bright) ma quanti sono realmente anche consapevoli? 

Sei consapevole? Non è domanda capziosa! 

La domanda non è capziosa, la risposta non sarà mai unilaterale (serve essere smart e clever) ma è fondamentale trovarne una. Unico modo per acquisire l’abilità di buone pratiche, capaci di prevenire le numerose sfide alla sicurezza informatica (ICT) e digitale (la vita al tempo delle piattaforme social), di mettere in sicurezza il proprio ambiente di lavoro (workplace), soprattutto se coincidente, in virtuale e a distanza, con quello in ufficio o in azienda. 

La sicurezza è la sfida principale della società del rischio, nella sua manifestazione tecnologica, interconnessa e digitale. Lo è ancor più, per l’individuo e per l’azienda, nel momento in cui la pratica del lavoro a distanza nella forma di smartworking, è diventata una necessità. 

Che il problema della sicurezza sia drammaticamente reale lo racconta il numero triplicato di attacchi cyberinformatici che hanno trovato terreno fertile in contesti percepiti protetti anche quando non lo sono. In particolare se non attrezzati con le risorse hardware e software necessarie, ma soprattutto quando gli utilizzatori non hanno consapevolezza dei nuovi rischi a cui vanno incontro e a cui espongono asset informativi e informazioni aziendali critiche per l’operatività e il business aziendale. 

In questo contesto bisogna essere clever per trovare in tempi rapidi risposte alle domande emergenti e soluzioni in grado di soddisfarle. 

Si è clever anche quando, verificata la propria incapacità o inadeguatezza, si cercano risposte da persone o entità che le hanno, in modo da trarre vantaggio dalla loro esperienza, dalle loro conoscenze e abilità operative. Tre attributi che, in ambito sicurezza informatica, possono fare la differenza. Soprattutto se le entità coinvolte dispongono anche di strumenti software disegnati, implementati e testati per essere sicuri. 

Strumenti come BlackBerry Digital Workplace, una soluzione nata per rendere sicuro l’ambiente di lavoro, ovunque esso sia, nella realtà fisica dell’ufficio o in quello virtualizzato e a distanza del cosiddetto smartworking. Un workplace che nasce smart e che si adatta alle capacità di essere clever, dell’utente finale. Una soluzione software che offre a aziende smart di misurare i costi potenziali della sicurezza in modo da scegliere ciò che serve sulla base dei vantaggi e dei benefici ottenibili in termini di maggiore protezione, prevedibilità e produttività. 

Lo smartworking non è solo l’approccio necessario per una situazione straordinaria e di emergenza. E’ una soluzione perfetta, forse anche più praticabile del passato, resa possibile dallo stare a casa forzato. La scelta di questa tipologia di pratica lavorativa non può essere semplicemente smart, deve essere clever e consapevole insieme. Unico modo per garantirsi il raggiungimento di risultati e obiettivi, con chiarezza e in modo disciplinato, protetto e sicuro. 

BlackBerry Workspace Digital

L’utente che pratica lo smartworking deve essere consapevole dei limiti imposti dall’ambiente di lavoro domestico (contatti con i colleghi, eccesso di e-mail, gestione del tempo, ecc.)  e dagli effetti derivanti sulla produttività per l’azienda. Deve altresì essere consapevole dei nuovi rischi in termini di sicurezza informatica, integrità e riservatezza delle informazioni e dei documenti aziendali. 

Le aziende che hanno deciso o che sono state obbligate a implementare progetti di lavoro agile devono anch’esse essere consapevoli agendo con intelligenza. Oggi hanno la necessità di verificare la bontà delle soluzioni già adottate o di cercarne di nuove. La loro investigazione potrebbe tenere presente BlackBerry Workspace Digital, una soluzione distribuita in Italia da CleverMobile Distribution e Computer Gross.