In Italia le emergenze sono innumerevoli. Quella sulla sicurezza dei dati personali è una delle meno percepite. Eppure i furti di dati sono in continuo aumento e i rischi anche. A essere sotto tiro sono semplici cittadini ma soprattutto aziende e organizzazioni, siano esse pubbliche o private. Le soluzioni per affrontare l’emergenza sicurezza ci sono e offrono ottimi mezzi di prevenzione così come di protezione. Quelle di Titus si rivolgono alle aziende e alle organizzazioni. 

Gli allarmi sulla sicurezza che riempiono le narrazioni dei media sono principalmente quelli che oggi determinano il successo e le carriere politiche. Scarsa è invece l’attenzione rivolta a tipologie di crimini in crescita esponenziale come quelli informatici (secondo analisi recenti l’aumento negli ultimi otto anni è stato del 240%) che mettono a rischio asset sensibili importanti, sia personali, sia societari e aziendali. 

La scarsa attenzione della politica, unitamente a quella altrettanto scarsa dei cittadini, anche nei loro ruoli professionali e aziendali, fa dell’Italia una miniera d’oro per un numero crescente di hacker e cybercriminali vari a caccia di informazioni e dati sensibili, in particolare di quelle gestite da aziende ed entità pubbliche, uffici della PA e ospedali così come di banche e assicurazioni. 

L’entrata in vigore della normativa europea GDPR ha fatto crescere la sensibilità e l’attenzione sui temi della privacy, della riservatezza dei dati e della sicurezza, ma in Italia questo non è stato sufficiente a dare forma a strategie e investimenti capaci di affrontare il problema alla radice, in modo preventivo e non soltanto a danno avvenuto. 

L’arretratezza è certo frutto di difficoltà economiche, inadeguatezza delle piattaforme informatiche in uso e mancata percezione del rischio, ma è anche espressione di una sottovalutazione dei rischi per la sicurezza informatica che coinvolge tutti, siano essi cittadini, imprenditori, professionisti o dipendenti e dirigenti d’azienda. L’atteggiamento prevalente sembra ancora quello che preferisce rischiare piuttosto che investire in adeguati sistemi di protezione. 

La sicurezza informatica è diventata un asset rilevante per tutte le aziende e le organizzazioni. Lo è per i rischi ad essa associati ma anche per le difficoltà tecniche e organizzative nel gestirla e garantirla. La quantità di dati e di informazioni è tale da rendere praticamente impossibile a molte aziende di tenere traccia di dove sono i dati e quali siano le informazioni sensibili da essi estraibili. La difficoltà nel definire strategie efficienti di gestione del dato e dell’informazione nasce dalla velocità con cui lavoratori e dipendenti usano e condividono file, cartelle e contenuti vari nelle loro attività quotidiane. E’ una difficoltà che si manifesta in processi e flussi di lavoro poco affidabili, nella scarsa percezione del rischio, nella cultura aziendale, di quanto siano sensibili i dati e le informazioni e nella carenza di strumenti adeguati. 

I rischi che derivano da una carente gestione delle informazioni aziendali sono enormi. Per l’immagine e la reputazione della Marca e dell’azienda così come per i danni arrecabili a clienti e partner nel caso in cui venissero violati e rubati dati di loro pertinenza, come informazioni personali o carte di credito. Ai danni di immagine si aggiungerebbero presto anche danni economici legati ai costi dei rimborsi necessari per tacitare eventuali cause legali o richieste di risarcimento danni. Danni rilevanti ci potrebbero essere anche nel caso in cui, inavvertitamente o per scarsa attenzione, un dipendente condividesse via email informazioni critiche e competitive quali quelle sul design di nuovi prodotti e venissero in possesso della concorrenza. 

L’aumento esponenziale degli attacchi cybercriminali e dei rischi a essi associati ha fatto aumentare leggi e normative, come quelle del GDPR, pensate per favorire l’implementazione di misure per la sicurezza informatica più adeguate. Il GDPR e leggi simili sono servite a far crescere la sensibilizzazione sul tema sicurezza e a fare cultura, ma non sono sufficienti. Servono strumenti tecnologici adeguati, verificati e potenti per la protezione del dato e la sua sicurezza. Strumenti digitali utilizzabili per identificare e categorizzare i dati in modo appropriato (dati classificati, restricted, pubblici ecc), così da proteggerli meglio attraverso l’implementazione di strategie aziendali per la sicurezza efficienti e praticabili con successo. Anche grazie alla semplificazione dei processi informativi aziendali. 

Identificare per tempo tipologia e caratteristiche sensibili del dato in modo da categorizzarlo adeguatamente è diventato ormai urgente e necessario, soprattutto se i dati sono memorizzati in ambienti cloud, siano essi ibridi, pubblici o privati. Altrettanto urgente e necessario è diventato poter contare su dipendenti e utenti consapevoli della rilevanza e sensibilità dei dati che gestiscono. Una consapevolezza che dovrebbe vedere la sicurezza come componente costante delle loro attività e del modo con cui lavorano.

Su queste due urgenze Titus, azienda internazionale focalizzata sulla sicurezza, ha scritto un white paper che offre un approfondimento utile a comprendere meglio i rischi per la sicurezza esistenti così come le soluzioni con cui possono essere contrastati e debellati. Il testo offre anche informazioni utili a comprendere meglio le tecnologie utilizzate per implementare soluzioni pensate: per la gestione efficiente dei flussi di lavoro e l’implementazione di buone pratiche per la sicurezza delle informazioni; per facilitare i processi decisionali nell’uso dei dati; per personalizzare e customizzare, grazie a metadati e relativi schemi, la gestione delle informazioni in ambiti contestualizzati; per l’applicazione di modelli analitici utili a rendere la gestione del dato più accurata, efficiente e sicura. 

Per saperne di più potete scaricare il white paper oppure potete contattare CleverMobile Distribution, il distributore italiano delle soluzioni Titus.